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Il doppiaggio al cinema 17 settembre, 2007

Posted by ipernova in Cinema, Doppiaggio NO!, Le crociate.
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Locandina Eternal SunshineIl primo post di questo blog abbiamo deciso di dedicarlo al doppiaggio nel cinema italiano.
Anzi, questo post è anche il primo della categoria “Le Crociate”, è quindi la Prima Crociata.

La realtà in cui cresce un italiano medio è quella in cui fin da piccoli tutti i personaggi cinematografici hanno una voce italiana: De Niro, Dustin Hoffman, Al Pacino, Stallone e Bill Cosby hanno la stessa voce, tutte di Amendola che purtroppo è scomparso (dico purtroppo perché tra tutti si salvava). Ancora più comico il fatto che Eddie Murphy abbia la stessa voce di Homer Simpson, di Mickey Rourke in “9 settimane e ½” e del Grande Puffo!!!! (Tonino Accolla).

La cultura del doppiaggio è radicata nel cinema italiano. Gli stessi film di Fellini erano doppiati. La presa diretta non ha fatto scuola da queste parti. Questo però non toglie nulla al film, anzi, Fellini dirigeva il doppiaggio e gli attori doppiavano se stessi. Spesso accadeva che Mastroianni dicesse a Fellini mentre si riprendevano le scene “Vabbé, adesso dico questo, poi vediamo di cambiare la battuta durante il doppiaggio”.
Lo stesso Salvatores ha doppiato in italiano i suoi film in inglese. Ma il doppiaggio è stato fatto bene.

La morale è “Con il doppiaggio non si scherza”. Il 70% del film passa attraverso la voce. Se stai guardando “Qualcuno volò sul nido del cuculo” con il doppiaggio in italiano, stai guardando un’altro film con altri attori (e tra l’altro fai male). E per peggiorare le cose i doppiatori sono sempre gli stessi. Diceva ironicamente Nanni Moretti su Caro Diario (o sarà stato Aprile?): “Come non è doppiato? Ma io voglio le mie due famigliole di doppiatori Padre-Madre-Figlia-Nonno che mi doppino il film, altrimenti sono spiazzato!”. La frase non era esattamente questa, ma il succo è quello.

Adesso invece cercherò di spiegare come cresce un bambino in mezzo all’arretratezza di un paese di terzo mondo come il brasile.
Appena smettevi di vedere i film per bambini al cinema (gli unici doppiati) dovevi imparare a leggere velocemente altrimenti i film non li guardavi. Tutti i film al cinema sono doppiati. E se cercavi di cavartela con la Blockbuster (in Brasile c’è dal ’94) non ce la facevi lo stesso, perché il 90% delle copie in VHS erano sottotitolate.
E non è che se sai l’inglese te la cavi, perché c’è il russo, il norvegese, il francese, il giapponese.
I vantaggi del doppiaggio sono due: cogli la vera interpretazione degli attori, e la traduzione dei sottotitoli è moooolto più fedele all’originale (Nel doppiaggio per motivi tecnici si danno la libertà di cambiare le battute). Come vantaggio bonus c’è il fatto che impari una pronuncia decente di inglese, e non dici HIS al posto di IS e viceversa.

Per concludere vi darò qualche informazione che purtroppo essendo cresciuti in una realtà doppiata, gli italiani in genere non sanno:

-Se guardavate “La Tata”, sappiate che non era di origini meridionali ma ebree, e che zia Assunta e zia Ietta nella versione originale erano SUA MADRE E SUA NONNA. La Tata si chiama Fran Fine, infatti Mr. Sheffield non la chiama “Tata Francesca” ma la chiama “Miss Fine” (il ché si addice al modo di fare inglese).

-Su Guerre Stellari quasi tutti i nomi sono stati cambiati, ad es. (nome italiano- nome originale):

C1P8 – R2D2 (Luke lo chiamava R-two) (che senso ha cambiare il codice del robot?)
D3BO – C3P0 (Luke lo chiamava Threepeeo)
Ian Solo- Han Solo
Darth Fener – Darth Vader (come cacchio fai a cambiare un nome così fico con uno estremamente assonante con quello di E.Fenech?)
Principessa Leila – Princess Leia (leggesi Lia)
e altri che non mi vengono in mente.

-Il capolavoro degli utlimi anni di nome “Se mi lasci ti cancello” (notevole somiglianza con titoli di commedie romantiche del periodo) in realtà si chiamava (con una traduzione fedele) “L’eterno splendore della mente senza macchie”. Chiunque abbia guardato il film, ed abbia pianto alla fine, sa quanto sia ridicolo il titolo scelto. In più nel film c’è una brillantissima recitazione di Jim Carrey, che però è tutt’altro che comica.
A casa mia se un film ha Jim Carrey e si chiama “Se mi lasci ti cancello” viene messo nella categoria “Da guardare a cervello spento” e non fra i “Capolavori” come dovrebbe stare.

Se avete altre indicazioni da darmi su dei bloopers così assurdi nella traduzione italiana, commentateli pure. Appena mi verranno in mente di altri li scriverò.

Ultima nota rilevantissima: “Come fa un italiano a dire che De Niro è bravo? (se non l’ha mai sentito recitare)”

P.S.: Se sono stato troppo altezzoso, offendetemi pure. Il blog non viene moderato.

Paz

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Commenti

1. culoecamicia - 17 settembre, 2007

Mi trovate assolutamente d’accordo da un certo punto di vista: il doppiaggio richiede una traduzione da una lingua ad un’altra e questo processo non può che essere soggettivo ed inevitabilmente rischia di modificare il senso delle frasi in lingua originale. E questo discorso vale soprattutto per frasi fatte, parole gergali e modi di dire che sono assolutamente intraducibili. Se poi questo lavoro di traduzione è fatto male allora può essere disastroso: mi ricordo ad esempio di aver letto (parecchio tempo fa) di una scena di un film di Woody Allen in cui i protagonisti usavano dei caschetti da minatori, quelli con il faretto sul frontino per illuminare lo spazio davanti a loro; uno di loro (forse lo stesso Allen) lo portava al contrario (stile Jovanotti dei primi anni) e, quindi, illuminava la faccia di chi lo seguiva. Per questo motivo gli veniva chiesto il motivo del suo modo strano di portare il caschetto: la risposta in lingua originale era “because in this way I am cool!”, tradotta in “perché così sto più fresco”…

Per quanto riguarda la bravura degli attori in effetti il doppiaggio fa perdere le voci originali però si può giudicare la mimica facciale (e non solo): ad esempio per attori con solo due espressioni tipo on – off e poco “sprint” un buon doppiaggio magari aiuta! 😉

Devo dire però che se uno vuole guardare un film per passare un paio di ore di svago godendosi il racconto di una storia, la visione in lingua originale e sottotitolata non è proprio “comoda”, richiede abbastanza impegno e concentrazione, quindi da questo punto di vista preferisco i film in italiano!

zar

2. ipernova - 17 settembre, 2007

Per il cinema come svago ti do ragione. Io uso sempre i sottotitoli solo perché a colpi di frusta mi ci sono abituato fin da piccolo.
Alcune volte però capita che guardi “i Griffin” doppiati. Questo si deve all’estrema velocità delle battute che coi sottotitoli diventano un po’ difficoltose da leggere.

L’esempio di Woody Allen è perfetto.

Ultimo commento: è vero che alcuni attori sono meglio doppiati, anzi, spero vivamente che la Sandrelli venga doppiata all’estero, e magari anche in Italia 🙂

Paz

3. mosca - 18 settembre, 2007

Io sono favorevolissimo al doppiaggio dei film. Mi accodo al commento di zar, sul fatto ke la visione di un film deve essere un momento rilassante e sul discorso della mimica facciale(penso a Clint Eastwood…). Magari vedere film in lingua originale sarà meglio ma rikiede la conoscenza di una lingua abbastanza approfondita, ma l’inglese scolastico(ferendo riferimento ai film americani) nn è sufficiente, ma questa, come dice Lucarelli, è un’altra storia. Mi piace anke la contestualizzazione del telefilm. Se la tata l’avessero doppiata rispettando la trama originale, con le sue origini ebree nn credo ke avrebbe avuto molto successo…Il fatto ke sia un immigrata italiana l’ha resa più familiare e ha ricodato tutti gli italiani all’estero e quindi c’è l’ha resa più vicina…Certo con il doppiaggio si perdono gli accenti dialettali, ke sono più divertenti dei dialoghi a volte(vedi Franco e Ciccio, film erotici con Lino Banfi…), ma si possono contestualizzare, vedi i simpson con il commissario, il reverendo e carl… Almeno in Italia si cerca di mantenere i nomi originali. Una volta ho visto il telefilm supercar in francia e Micheal Knight si chiamava Michelle…orrendo!come fa un protagonista ke fa a pugni a kiamarsi con un nome da checca?Quindi viva il doppiaggio fatto bene e di conseguenza abbasso il doppiaggio dei film porno…

4. ipernova - 18 settembre, 2007

Secondo me chi predilige il film sottotitolato guarda anche quello giapponese con i sottotitoli. La conoscenza della lingua originale aiuta, ma poco.

I Film di Lars Von Trier (uno dei miei registi preferiti) sono in Danese. Io non ho alba di che cosa dicono, se non ho i sottotitoli.

Prova a noleggiarti l’ultimo film della “Pantera Rosa”. Non si può mozzare la perfezione comica raggiunta da Steve Martin con un doppiatore. Quello si è inventato l’accento più esilarante del mondo. Il doppiatore cerca solo di copiarlo e lo fa male. Provare per credere. Io e la mia controparte siamo restati lì a vedere le scene con l’audio originale e quello doppiato.

Paz

5. ipernova - 18 settembre, 2007

resta il fatto che se un italiano accetta il doppiaggio non può permettersi di dire che dustin hoffman recita bene, e secondo me la mimica non conta poi molto!

Lesnina

6. la vida es bella - 6 gennaio, 2008

chi è ancora convinto che il doppiaggio sia una cosa buona dovrebbe provare a vedere cosa succede quando un mastroianni, un totò o un benigni viene doppiato in un’altra lingua

7. ipernova - 7 gennaio, 2008

Parole sante! E poi dicono che i film di Benigni in America fanno Flop. Come si fa a doppiare un toscano? 🙂

Paz

8. Bartlebooth - 2 giugno, 2008

Due famosi esempi di quanto si possa distruggere un film col doppiaggio “Il disprezzo” di Godard e “Sussurri e grida” di Bergman. Il primo, distrutto nell’edizionee italiana non solo dal doppiaggio, e’ ambientato durante la lavorazione di un film in Italia. Ha come protagonisti attori che parlano lingue diverse (Jack Palance, Michael Piccoli, Brigitte Bardot, Fritz Lang); le maestranze parlano italiano e il personaggio di Giorgia Moll, una interprete, tiene unito il tutto traducendo nelle rispettive lingue. Il mondo del cinema italiano ed europeo degli anni ’60 e’ rappresentato anche grazie alla confusione linguistica come il luogo del non-dialogo e, di conseguenza, dell’inazione.
Nell’edizione italiana ovviamente tutto questo scompare. Ognuno parla italiano e Giorgia Moll sembra una pazza che ripete le parole che sono state appena dette.
“Il disprezzo” o meglio “Le mepris”, film metacinematografico nel quale il cinema e’ protagonista assoluto, e’ come spesso accade in Godard ricco di commenti sul cinema stesso. In una sequenza Michael Piccoli si complimenta con Fritz Lang per Rancho Notorius; nell’edizione italiana il film diventa inspiegabilmete “Partita d’azzardo” di George Marshall perdendosi cosi’ completamente il riferimento a uno dei temi della Nouvelle Vague.
“Sussurri e grida” di Ingmar Bergann e’ invece esemplare di come un film possa cambiare comletamente la propria anima per colpa di un doppiaggio mal eseguito.
Lo svedese e’ una lingua piu’ sintetica di quanto sia l’italiano quindi i doppiatori, in difficolta’, hanno usato i controcampi e le immagini in cui non compaioni gli attori dialoganti per fare spazio a dialoghi piu’ lunghi di quelli originali. Il film originale e’ fatto di silenzi, quello italiano di parole. Inutile dire che si vedono due cose differenti.

9. ipernova - 3 giugno, 2008

Ringrazio Bartlebooth per il contributo.
Se il pubblico italiano avesse questa sensibilità, saprebbe apprezzare di più l’arte che in passato ci rese noti, ma che oggi sforna titoli imbarazzanti.

Paz

10. Tzweistein - 9 luglio, 2008

Arrivo da un paese dove il doppiaggio non si fa per motivi economici. Ma invece di lamentarmi sono più che contento.
Potrei elencare i vantaggi che vedo io:
– l’interpretazione originale non si altera, con specifico riferimento ai film premiati con l’Oscar per l’interpretazione. Come puoi doppiare un film del genere e chiamarlo capolavoro?
– la lingua originale aiuta in qualche misura ad imparare una lingua straniera, o almeno qualche frase
– spesso nella lingua originale ci sono sfumature che sono impossibile da tradurre
– i film arrivano molto prima sugli schermi italiani. Parliamo a volte di mesi!!
– io ho visto film che in Italia non sono mai arrivati, ovvero non sono stati doppiati, probabilmente, sempre, per motivi economici
Per concludere: mi sono piegato dalle risate quando ho sentito di un certo Dart Fener e di una certa Rossella che andava via col vento…. Su Fener, pensavo inizialmente che il mio interlocutore sbagliasse la pronuncia e non ho fatto caso, solo in un secondo momento ho capito. Su Rosella sono rimasto…. a bocca aperta! Da adolescente avevo letto il libro e conoscevo solo una certa Scarlett.
Saluti dalla Romania, dove tutti i film sono nella lingua originale.

11. ipernova - 10 luglio, 2008

Grande Tzweistein.

Io vengo dal Brasile ed i motivi economici hanno prevalso a lungo anche là.

Non avevo fatto caso al fatto che esistono film che, non dando un ritorno cospicuo di denaro, non vengono nemmeno doppiati. Si perde così un enorme giro di film cult che non sono commerciali!!!

Grazie per il contributo

Paz

12. Giorgio - 31 agosto, 2008

Io ho cominciato a vedere i film in lingua originale per “farmi l’orecchio” all’inglese; poi ho continuato per necessità, non vivendo in più Italia.

Da allora non sono più in grado di vedere un film doppiato. E non per ragioni teoriche, ma empiriche. Chi è a favore del doppiaggio semplicemente non ha idea di quello che accade ad ogni singolo film che arriva in Italia.

Il primo passo è la traduzione. Qui arriva la prima potentissima mazzata al film (o telefilm). Per una qualche inesplicabile ragione, i traduttori italiani (e lo so perché ci lavoro a fianco tutti i giorni) si sentono in diritto di poter modificare il testo originale a proprio piacimento. A volte perché non capiscono l’originale [sic!], a volte perché non capiscono la battuta [sic!] e via dicendo. E questo lo può notare solo chi comprende la versione originale.

Poi, automaticamente, arriva il resto, che è percepibile chiaramente anche senza conoscere l’originale. La cosa più sconvolgente è la lingua che ne risulta. Nei film doppiati non si parla italiano, ma una grossolano calco dell’inglese (e delle altre lingue). Si sentono un’infinità di locuzioni inesistenti che nessuno direbbe mai. “Fegato” per “guts”; “chiudi il becco” per “shut up”; “piedipiatti o sbirri” per “cops”; “dannazione” per “damn”; “amico” per “pal/friend/dude” (memorabile Lebowsky, che da “the dude” diventa “il drugo”… ma i drughi non erano i tifosi della Juve?!?) e tanti altri che non so nemmeno da dove li abbiano tirati fuori.

Poi si passa alla schizofrenia: più totale quando si traduce, ma non tutto. Perché? Mistero. Fatto sta che, per esempio, un film come Matrix, pregno di simbolismo, viene tradotto a metà, lasciando i nomi dei personaggi in inglese. Così Morfeo (il dio del sogno, che è il personaggio chiave nel risveglio di Anderson… sogno-risveglio, quella roba lì) diventa in italiano “Morfìus”, cioè una parola priva di significato. “Trinity”, la terza parte della triade “Neo-Morpheus-Trinity” non diventa “Trinità”, ma diventa “Triniti”, opportunamente pronunciato con la “R” vibrante italiana. “Zion”, cioè Sion, il monte su cui è costruita Gerusalemme e, per analogia, Gerusalemme stessa, non diventa “Sion” (cosicché lo spettatore italiano che non sa l’inglese possa cogliere il riferimento alla Terra Promessa) ma diventa “Tsàion”, altra non-parola che esiste solo in Italia durante la visione del film “Matrix”. Titolo non tradotto per inspiegabili motivi. “Sai, tutto quello che conosci è falso, perché prodotto virtualmente da una cosa che noi chiamiamo matrix”. Cos’è, latino forse?!?

Però attenzione, perché il nome del protagonista, che in originale è praticamente latino, “Neo”, invece di essere pronunciato all’italiana come tutti gli altri, diventa “Nio”, giusto per fare in modo che anch’esso non abbia alcun senso (quando invece è forse il simbolismo portante di tutto il film).

“Chyper”, che è un evidente riduzione di “Lucifer”, “Lucifero”, diventa un punto morto che sarebbe comunque impossibile da tradurre… come lo chiami “cifero”?

Ecco come la semplice traduzione di un film, che secondo alcuni dovrebbe permettere a chi non sa l’inglese di godere dell’opera, in realtà ha ucciso l’opera stessa, privando gli italiani della sua normale fruizione, e per di più ingannandoli, facendo loro credere che questo è per il “loro bene”.

Con quale diritto gli adattatori italiani pensano di poter rovinare, cambiare, modificare un’opera, per la quale tra l’altro io pago profumato biglietto? Ci vengono a triturare le gonadi con il diritto d’autore infranto quando scarichiamo una canzone, mentre costoro rovinano il lavoro di sceneggiatori, attori e registi da decenni?

Poi c’è la parte recitata. Non sono un attore, non sono un esperto. Ma quando sento la panzana dei doppiatori italiani più bravi del mondo, metto mano alla pistola. Saranno anche più bravi degli altri, ma questo è solo un riferimento relativo (non so se siete stati in Polonia…). In termini assoluti fanno pena. Tutti i film doppiati sembrano una puntata di Milagros. Le voci sono finte, i suoni sono finti; sono melodrammatici all’inverosimile, sembrano usciti dal corso serale di teatro della parrocchia! Se poi ci aggiungiamo che parlano una lingua ridicola e che tutti gli attori stranieri hanno la stessa fo****a voce e che parlano tutti allo stesso fo****o modo…

Non ho idea di come sia, ma non oso immaginare come sia stato reso, per esempio, “Le vite degli altri” in italiano. Temo che gli attori sembrino, come sempre, afflitti da costipazione cronica, mentre, tra una battuta e l’altra, sospirano come un cocainomane in crisi d’astinenza.

In conclusione, la domanda è “che diritto hanno costoro di rovinare un prodotto del quale non hanno nessuna partenità e del quale lo spettatore pagante dovrebbe poter godere così come è stato pensato dall’autore?”.

13. ipernova - 31 agosto, 2008

Grazie a Tzweistein e Giorgio per il contributo.

La battuta su Milagros mi ha fatto scompisciare.

Purtroppo in Italia le persone che prediligono il doppiato non hanno idea di cosa si perdono.

Sono contento di non essere solo, però la cosa assurda è che quelli che odiano il doppiaggio hanno tutti esperienze di vita all’estero.
Come se avessero perso il paraocchi.

Paz

14. lesnina - 1 settembre, 2008

grazie giorgio, condivido in pieno quello che dici riferito a “le vite degli altri”, è prorpio quello che penso io del doppiaggio italiano, semplicemente esagerato ed esasperato!!

15. zack - 5 settembre, 2008

La terra degli uomini rossi di Marco Bechis, un altro bel film rovinato dal doppiaggio.
Che senso ha utilizzare attori guarani non professionisti, se poi vengono fatti parlare in stentato italiano, con un doppiaggio a dir poco irriguardoso?

16. lesnina - 5 settembre, 2008

e che dire de “il matrimonio è un affare di famiglia”, il titolo originale è “clubland”, nella traduzione italiana forse non si sono accorti che la questione del matrimonio non è affatto centrale nel film in quanto se ne parla (poco) negli ultimi 15 minuti???
che vergogna!


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